Lagnasco

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Lagnasco

Cenni storici

«Curtes due scilicet Luagnas et Miradolis cum Casis Capellis»: così viene citato per la prima volta il centro di Lagnasco che probabilmente deve la sua origine ad una donazione di Adelaide ai monaci dell’ordine di San Benedetto. Infatti, agli inizi del XI secolo una comunità monastica proveniente da Pinerolo occupò queste terre con l’intento di dissodarle; in breve tempo accanto al centro religioso si formò il primo nucleo abitativo. Nello stesso periodo fu costruito un fortilizio difensivo, per volere dei marchesi di Busca, che costituì la parte più antica del castello, il quale nel Trecento, in un’epoca di continue lotte che ebbero come protagonisti anche gli Angiò. venne ampliato e riorganizzato da Manfredo IV di Saluzzo,

Il 4 maggio del 1341 Tommaso II di Saluzzo vendette il castello e il feudo di Lagnasco a Goffredo Tapparelli e Petrino di Falletti di Alba, ma questa decisione fu causa di un’aspra contesa tra le due famiglie; vi mise fine l’intervento di Amedeo VI di Savoia, il "conte verde", con l’assegnazione della proprietà ai Tapparelli.
 
Nel Quattrocento Benedetto Tapparelli ristrutturò e abbellì il complesso, che strutturalmente risulta composto da quattro parti sempre gestite in comproprietà tra le varie discendenze della famiglia principale. A questo proposito è interessante segnalare una piccola curiosità: presso Casa Cavassa (Saluzzo) si può ammirare l’intricato albero genealogico della casata nobiliare.
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Nello specifico la parte rivolta a levante del castello apparteneva ai Tapparelli di Lagnasco; quella a nord era dei conti Vacca di Piozzo; la parte situata al centro, si sa che fu proprietà, fino nella seconda metà dell’Ottocento, del marchese Carlo Pilo Boyl di Putifigari; la parte posta ad ovest appartenne fino al 1850 al conte Giannazzo di Pamparato.

Gli interventi di ristrutturazione riplasmarono l’edificio conferendogli un aspetto di dimora residenziale e in quanto tale esso venne arricchito di un apparato decorativo che oggi risulta essere una delle testimonianze più importanti dell’arte rinascimentale in Piemonte.
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Entrando nell’edificio, al primo piano troviamo il salone degli scudi, che conserva un fregio araldico con 167 scudi ripartiti tra le travi del soffitto e le pareti. Di notevole rilevanza storica risulta essere l’affresco della parte nord, in cui sono raffigurati i castelli

di Lagnasco e in lontananza, sullo sfondo, quelli di Manta, Saluzzo e Verzuolo. Sulla parete opposta trova posto un affresco con raffigurazioni paesaggistiche e personaggi mitici. Pare che la decorazione pittorica vada attribuita a Pietro Dolce, artista che lavorò in questa zona nella seconda parte del 1500, o alla sua scuola. Nell’ala di ponente è da notarsi in particolar modo la sala di rappresentanza, detta anche sala della giustizia, da tempo oggetto di analisi da parte degli studiosi in quanto fornisce un esempio del fasto e della ricchezza delle dimore signorili sul finire del ‘500. L’ambiente rettangolare di vaste proporzioni e molto luminoso, con un ricco soffitto cassettonato e stucchi, presenta cinque grandi decori pittorici aventi per oggetto il tema della giustizia.

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Questi sono solo alcuni degli esempi pittorici e decorativi presenti nel castello di Lagnasco, sia negli ambienti interni sia negli esterni, che dimostra di essere un vera sorpresa: «vi si respira un clima profondamente manierista ed un livello artistico molto alto; non deve stupire che un tale esempio di raffinatezza e di gusto, e di disponibilità economica del committente, lo si possa rinvenire in un luogo di campagna come Lagnasco. In quei tempi i Savoia a Torino privilegiavano l’aspetto pratico e la costruzione di cinte difensive, di protezione dall’attacco dei nemici, anziché di regge consone alla corte. Negli stessi anni le terre del marchesato di Saluzzo, e le terre circostanti, sotto il dominio francese, godevano di particolare benessere economico, e la famiglia Tapparelli, mostra di poter disporre non solo di grande ricchezza ma anche di artisti di primo piano» (M. G. Bosco).

Fonte : www.mondimedievali.net

©2003 Federica Sesia